Infermiera licenziata per aver portato un gattino randagio sul bus degli anziani

Voleva salvare un gattino randagio e ha perso il lavoro. Patrizia Antonino, infermiera di 43 anni di Bari, ha visto un gattino randagio per strada, e ha pensato di portarlo a bordo di un bus adibito al trasporto di malati di Alzheimer. Un gesto che è costato alla signora una lettera di sospensione con cui la cooperativa presso la quale era impiegata chiedeva chiarimenti. La donna è stata successivamente licenziata. 

Patrizia Antonino

Il gattino «era lì, magrolino, in una scatola di cartone. Lo avevano abbandonato» ha raccontato la donna a Il Corriere della Sera. «Mi guardava e miagolava per la fame. Come facevo ad abbandonarlo? Anche se non sono veterinaria, non mi pareva avesse la rogna. Così l’ho preso, era piccolo, stava sul palmo della mano. L’ho mostrato alla dottoressa. “L’ho trovato in strada. Lo teniamo? Starebbe in giardino…”. Ma la risposta del medico è stata tassativa. “Non sappiamo nulla della sua provenienza. Potrebbe essere ammalato. Riportalo dove l’hai trovato”. Non ho potuto fare altro che obbedire»

«Sono stata condannata per un’opera buona» racconta a tre mesi da quel 9 maggio Patrizia Antonino, operatrice socio sanitaria di 43 anni, ex dipendente a tempo indeterminato presso una cooperativa sociale, la Anthropos, che si occupa di assistenza a malati di Alzheimer presso la casa di cura «Gocce di memoria», a Giovinazzo, in provincia di Bari.

«Dopo aver riportato il gattino nella sua cuccetta di cartone sulla strada, ho fatto salire gli anziani accuditi durante il giorno sul pullmino che guido proprio io per riportarli a casa». Percorsi pochi metri dall’uscita della casa di cura, la donna si è subito fermata: «Il gattino era scappato dallo scatolone, camminava sull’asfalto, rischiava di essere investito. Così l’ho preso, portandolo nel van».

La cooperativa Anthropos presso cui lavorava, informata dell’episodio, ha fatto scattare il provvedimento disciplinare. L’animale «poteva avere malattie e non era custodito nella gabbietta prevista dalla legge», spiegano. 

Il licenziamento è già stato impugnato, con richiesta di reintegro. A favore di Patrizia si sta mobilitando anche il Web, per il quale è stata ingiusta la punizione per un gesto di solidarietà. In difesa della donna è partita anche una raccolta di firme, rilanciata su Firmiamo.it.

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