Scrisse Il gatto con gli stivali: Google celebra Perrault

Il gatto con gli stivali e gli altri racconti di Charles Perrault celebrati oggi da Google

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scrisse il gatto con gli stivali

Charles Perrault, che scrisse Il gatto con gli stivali, Cappuccetto Rosso, La Bella Addormentata e Cenerentola è nato 388 anni fa e oggi è stato commemorato con un Google Doodle.

Nonostante i fratelli Grimm siano ben conosciuti e il loro nome venga associato nell’immaginario comune allo scrittore di fiabe, è bene dire che ben 200 anni prima di loro Perrault scrisse “Le Petit Chaperon Rouge” e anche “La Belle au bois dormant”.
Charles Perrault nacque a Parigi nel 1628, e fu un avvocato prima di divenire uomo di lettere e scrittore. Nel 1695, all’età di sessantasette anni, scrisse “Histoires ou contes du temps passés, avec des moralités”, una serie di racconti morali con lo scopo di indurre il lettore a riflettere sui dilemmi che si presentano ai protagonisti. Il volume contiene storie come Pelle d’Asino, al fianco di altri titoli più noti come il Gatto con gli Stivali, Barbablù, Cenerentola e Pollicino.

Charles Perrault
Charles Perrault

Il libretto di undici fiabe “I racconti di Mamma Oca”, come è più conosciuto, ebbe un enorme successo anche in Italia, dove queste meravigliose storie sono state rese ancor più celebri grazie alla penna del suo traduttore più famoso, il grande Carlo Collodi. Tale fu il successo anche negli anni a venire, che queste fiabe vennero illustrate anche da grandi Maestri d’Arte, come ad esempio Gustave Doré che ricevette nel 1862 da Pierre-Jules Hetszel la commessa per la realizzazione di una pubblicazione di lusso di questi racconti.

La bellezza di queste fiabe, arrivate a noi grazie anche alla tradizione orale, ha perso parte del significato originale, se si vuole anche un po’ drammatico e crudo. I lettori possono rimanere stupiti nello scoprire che la versione originale di Cappuccetto Rosso, per esempio, termina con la bambina mangiata dal lupo, a sottolineare la morale che “non bisogna fidarsi degli sconosciuti”. Scrisse il narratore a riguardo: “Da questa storia si apprende che i bambini, soprattutto le giovani fanciulle, piuttosto cortesi e ben educate, fanno molto male ad ascoltare gli stranieri”.

Il gatto con gli stivali di Perrault
Il gatto con gli stivali di Perrault

Il gatto con gli stivali Fiaba

Come sopra citato, tra le fiabe che il francese scrisse vi è quella ormai nota a tutti, anche per il recente lungometraggio animato proposto dalla Disney, de Il Gatto con gli Stivale. La fiaba narra la storia di un ricco mugnaio ormai vecchio che, in punto di morte, chiama a sé i suoi tre figli. Al figlio minore viene lasciato in eredità il gatto che amava tanto. Il ragazzo è perplesso: cosa se ne fa di un gatto? Deluso si siete a decidere cosa fare ma il gatto gli dice che insieme avranno fortuna. Cominciano così le loro avventure insieme. Il furbo gatto escogita un piano: si reca a palazzo, vestito di stivali, portando al re prima della conigli e poi della cacciagione, a nome del fantomatico marchese di Carabàs.

Il re si incuriosisce e vuole sapere chi sia questo misterioso e generoso marchese di cui non si è mai sentito parlare, tanto che decide di invitarlo al castello. Il gatto suggerisce al ragazzo di buttarsi in acqua e di dire di essere stato aggredito e derubato dei suoi abiti. L’astuto piano funziona e il giovane viene così invitato al castello, dove conosce la principessa, la quale s’innamora di lui. Il re vuole andare al castello del ragazzo ma il giovane non sa cosa fare: lui non è il marchese di Carabàs, non è ricco e non ha un castello. L’inganno verrà presto svelato! In suo aiuto, però, arriva il furbo gatto che un giorno vede un castello molto bello: il proprietario è una orco mago che uccide chiunque osi sfidarlo.

Il gatto quindi sfida l’orco, chiedendogli se è il potente mago che lui dice di essere e questi, per tutta risposta, si trasforma prima in un feroce leone per poi tornare umano. Il gatto si finge sorpreso e gli chiede se può trasformarsi in qualcosa di più piccolo: l’orco subito si trasforma in un topolino, così che il gatto lo mangia in un sol boccone!

Il giovane diviene così il nuovo padrone del castello: il re capisce che il marchese esiste e, sposando la figlia del re, questi diventa così principe.
La fiaba mette in luce alcuni argomenti retorici di antichissima memoria, come ad esempio la scalata sociale compiuta dal protagonista che da povero si ritrova ricco. Allo stesso modo è di antico retaggio anche l’animale “umanizzato” che con la sua astuzia aiuta il protagonista in difficoltà.

 

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