L’uomo è davvero il tiranno del mondo e si arroga il diritto di disporre come vuole di ciò che lo circonda. Generando sofferenza, paura, desolazione. Con la guerra, il famoso contratto tra uomo e animali viene definitivamente stracciato. Da quando si è cominciato a portare gli animali in battaglia, ogni armonia si è perduta e a nulla servono gli onori, i monumenti, i riconoscimenti tributati agli animali caduti. La responsabilità dell’uomo è immensa perché nel corso dei millenni ha trasformato il pianeta in un immane campo di battaglia. Secondo le stime dello studioso americano Matthew White, dalla seconda guerra persiana del 480 a.C. alla seconda guerra del Congo del 1998, i morti sarebbero quattrocentocinquantacinque milioni. Nessuno però ha mai fatto questa stima tenendo conto degli animali. Il conto delle vittime è di certo molto, molto più alto.

Soldato del Kosovo con gatto
Soldato del Kosovo con gatto, 1996

Anche i gatti sono stati soldati. Sarebbe stato impossibile pensare il contrario dato che quasi tutte le specie animali sono state utilizzate in battaglia.
In un rapporto del 1535, scritto da Cristoforo di Amburgo, un ufficiale di artiglieria per il Consiglio dei Ventuno di Strasburgo, è spiegato come ai gatti venissero attaccate sulla schiena delle bottiglie con gas velenoso. Correndo verso il nemico, in preda al panico, gli animali diffondevano così le sostanze letali. Con questo scopo, i gatti sono stati impiegati spesso nel corso della storia, anche se il loro compito principale è sempre stato quello che, in Egitto, li aveva fatti diventare “soci” degli uomini: sterminare i topi. Sulle navi da guerra, nelle trincee, negli accampamenti i piccoli felini svolgevano al meglio il loro dovere per proteggere i viveri dei soldati.

Soldato francese, 1916
Soldato francese, 1916

Il 19 aprile del 1949, la fregata della marina britannica HMS Amethyst stava risalendo il fiume Yangtze, in Cina, per raggiungere la capitale Nankino e portare provviste all’Ambasciata inglese, quando venne attaccata dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese che la mise sotto assedio per 101 giorni. L’equipaggio inglese subì gravi perdite e tra i numerosi feriti ci fu anche il gatto di bordo, un meticcio bianco e nero di nome Simon. Ma nonostante la ferita e nonostante l’assedio cinese, Simon continuò a fare il proprio dovere e a catturare i topi che minacciavano le provviste. Non solo, ma il suo esempio tenne alto il morale degli altri feriti. Quando la fregata riprese il viaggio verso casa, la fama di Simon era ormai diffusa. In ogni porto venne accolto come un eroe. Arrivarono migliaia e migliaia di lettere indirizzate al gatto, al punto che la Marina dovette nominare un “Cat Officer” con il compito di rispondere agli ammiratori. Purtroppo, la storia di Simon non ha un lieto fine.

Simon e il capitano della nave HMS Amethyst
Simon e il capitano della nave HMS Amethyst

Quando la HMS Amethyst attracca in Inghilterra, il gatto deve subire la quarantena. E dopo un paio di settimane muore per via di un’infezione causate dalle ferite riportate. Simon venne sepolto, durante una cerimonia alla quale partecipò l’equipaggio della Amethyst al completo, nel cimitero degli animali della People’s Dispensary for Sick Animals di Ilford, la più importante associazione veterinaria del Regno Unito. Le migliaia di lettere degli ammiratori di Simon si trovano invece nell’Imperial War Musuem di Londra. Per la sua dedizione, venne conferita a Simon la prestigiosa Dickin Medal. Simon è l’unico animale britannico ad averla ricevuta. Nel 1993, la Dickin Medal di Simon è stata venduta all’asta per la cifra di ventitremila sterline. E nel 2007, in occasione di una commemorazione, il capitano di Fregata Stuart Hett, presente sulla nave nel 1949, ha dichiarato ricordando Simon: «In giorni così terribili, ha aiutato a tenere alto il morale di molti giovani marinai. Tutti noi lo ricordiamo ancora con immutato affetto».
La Dickin Medal è la massima onorificenza militare data agli animali per le loro azioni in guerra. Venne istituita nel 1943 da Maria Dickin, fondatrice della PDSA e cioè, come abbiamo detto, la People’s Dispensary for Sick Animals. Tra il 1943 e il 1945, la Dickin Medal è stata conferita a 62 animali tra cui 32 piccioni, 26 cani, 3 cavalli e a un solo gatto: Simon.

Unsinkable Sam
Unsinkable Sam

Famoso è anche Oscar. Era il gatto di bordo della corazzata tedesca Bismarck che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il 27 maggio 1941 venne affondata. Oscar è tra i 115 sopravvissuti dei 2200 membri dell’equipaggio. Viene trovato in mare aperto, aggrappato a una tavola di legno, dal cacciatorpediniere britannico HMS Cossack. L’equipaggio lo chiama Oscar e ne fa la sua mascotte. Il 29 ottobre del 1941, il Cossack è bombardato da un sottomarino tedesco U-563. I sopravvissuti vengono recuperati da un’altra nave inglese, la HMS Legion. Tra di loro anche il gatto Oscar che, per essere scampato al suo secondo naufragio, gli viene cambiato nome e battezzato come “Unsinkable Sam” cioè “Sam l’inaffondabile”. Uscirà indenne anche da un terzo naufragio a bordo della portaerei Ark Royal, nel novembre del 1941. Viene allora assegnato a una base a Gibilterra, dove muore nel 1955. Il suo ritratto, si trova nel Museo Nazionale Marittimo di Greenwich.

Nel 1943, il tenente colonnello inglese Guy Gibson, classe 1918, a soli 25 anni è già un eroe pluridecorato. È l’ufficiale in comando del 617 squadrone della RAF e il 16 maggio del ’43 dirige un importante raid aereo, denominato “Dam Busters” durante il quale vengono distrutte due grandi dighe nella regione tedesca della Ruhr. L’impresa gli vale l’assegnazione della Victoria Cross. Muore il 19 settembre del 1944, schiantandosi con il suo aereo in Olanda. A quanto si racconta, durante i suoi raid aerei il tenente colonnello Gibson non era mai solo. Con lui volava sempre la gattina Windy che le cronache definiscono come coraggiosa e abile nuotatrice. Pare fosse con il suo padrone anche la notte del famoso raid sulla Ruhr. Windy, quindi, è il gatto che ha accumulato più ore di volo in assoluto.

Di Diego Manca e Roberto Allegri, tratto da Altro che animali!, dicembre 2015, Edizioni Ultra

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