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Mongolia: un team di ricercatori italiani per salvare il Gatto di Pallas

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Zampette corte e paffute, pelo lungo e parecchio folto, muso tondo, occhi grandi ed orecchie piccole e distanti. Sembra la descrizione di un pupazzo, e invece stiamo parlando del Gatto di Pallas. Questo piccolo e raro felino vive in 14 Paesi dell’Asia centrale, il suo habitat è sempre più minacciato, ed oggi possiamo saperne di più grazie al lavoro di un team italiano.

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Claudio Augugliaro, ricercatore palermitano, segue le tracce del Gatto di Pallas dal 2011. Il suo lavoro, svolto insieme ad un team composto prevalentemente da italiani, oggi ci dà preziose informazioni su questo felino di cui sapevamo davvero poco. Il Gatto di Pallas è una specie in via di estinzione, ancora vittima della caccia a causa della sua pelliccia, impiegata nella medicina tradizionale cinese.

Per mezzo delle fototrappole, il lavoro del team di Augugliaro ha permesso di stimare la presenza di almeno 15 (± 5) esemplari di questa specie, in una zona di circa 100 chilometri, nell’area di Bayan Onjuul, a circa 160 km da Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia.

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Si tratta di oltre 500 scatti, in grado di dare finalmente un’idea degli spostamenti e abitudini del Gatto di Pallas (Otocolobus manul.) La ricerca di Augugliaro sta per essere pubblicata su Wildlife Research, così da offrire per la prima volta un resoconto attendibile sulla diffusione del Gatto di Pallas su un determinato territorio.

Fino ad oggi, da studi precedenti sul Gatto di Pallas i ricercatori erano riusciti solo a ricavare una dozzina di scatti. Il team di Augugliaro è riuscito a studiarlo per la prima volta in modo rigoroso, pur dovendo ricorrere ad un autofinanziamento.

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Può sembrare un numero ridotto di esemplari, ma il ricercatore palermitano spiega che 15 individui presenti in un territorio di circa 100 chilometri quadrati, nonostante non si tratti di una zona protetta, è da considerare come una buona notizia. Nella zona si trovano anche altri predatori, oltre che pastori e una nuova attività di estrazione mineraria. Ci sono 30 specie di mammiferi, di cui 8 carnivori, quindi in un certo senso la natura sta ancora compensando l’intervento dell’uomo sull’habitat.

Oltre ad essere cacciato dall’uomo per la sua pelliccia, il Gatto di Pallas oggi deve affrontare altre minacce legate alla sua sopravvivenza. In particolar modo, oggi questa specie è messa a dura prova dalla sempre minor presenza della marmotta della Mongolia nel suo territorio. Il Gatto di Pallas, per nascondersi da predatori come lupi o rapaci, utilizza infatti le tane delle marmotte della Mongolia come nascondiglio. Una seconda minaccia è rappresentata dalla diretta vicinanza dell’uomo e i suoi cani da pastore. E proprio per questa ragione, il team di ricercatori sta cercando di trovare dei finanziamenti per un progetto che possa coinvolgere e sensibilizzare anche le popolazioni locali.

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Nell’ultimo anno il lavoro di ricerca è andato avanti anche grazie all’autofinanziamento, ma ottenendo dei fondi si potrebbe fare molto di più. L’ideale sarebbe coinvolgere direttamente le persone del posto, pagandole per monitorare le fototrappole. O perlomeno fornire loro dei collari con campanellini da mettere al collo dei cani, cosicché i gatti li sentano arrivare e abbiano maggiori possibilità di fuga. Nel suo territorio, purtroppo il Gatto di Pallas è sempre stato visto come un mezzo per ottenere la sua pelliccia, quindi sensibilizzare i locali sulla sua situazione e sul reale pericolo di estinzione è di fondamentale importanza.

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